I rifugiati: un'opportunità per il settore auto
La carenza di manodopera è da anni un problema per il settore auto svizzero. Molte aziende sono alla ricerca di collaboratori qualificati, apprendisti o personale di supporto per le officine e il servizio clienti. Allo stesso tempo, però, spesso viene trascurato un potenziale di manodopera: i rifugiati con diritto di soggiorno in Svizzera.
Nel corso di una recente serie di webinar organizzata dall’Unione svizzera delle arti e mestieri (sgv), dall’Unione svizzera dei datori di lavoro (SAV) e dal Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), sono state illustrate le opportunità a disposizione delle aziende e le offerte di sostegno a cui è possibile ricorrere. Infatti, molti rifugiati desiderano lavorare in Svizzera a lungo termine e affermarsi professionalmente.
Creare prospettive a lungo termine
Non tutti i rifugiati si trovano nella stessa situazione. A seconda dello status di soggiorno, i requisiti e le prospettive variano. Allo stesso tempo, nel webinar è stato sottolineato che molte persone provenienti dal settore dell’asilo rimangono in Svizzera a lungo termine. In particolare, i rifugiati riconosciuti e le persone ammesse provvisoriamente dispongono spesso di prospettive realistiche di lavoro e integrazione.
Per le aziende ciò significa che gli investimenti nella formazione iniziale o professionale possono rivelarsi redditizi nel lungo periodo. Proprio nel settore auto ciò può aprire nuove opportunità, poiché molte attività combinano il lavoro pratico con il lavoro di squadra, il contatto con i clienti e le competenze tecniche. Ne derivano quindi opportunità anche per persone con background professionali ed esperienze diverse.
Sostegno alle aziende
Molte aziende inizialmente esitano a causa dell’onere amministrativo o delle incertezze. È qui che entrano in gioco diverse offerte di sostegno: i Cantoni, i job coach e gli uffici specializzati accompagnano le aziende e le persone in cerca di lavoro durante il processo di integrazione.
Nel webinar è stato anche sottolineato che l’integrazione richiede tempo. Le competenze linguistiche, i nuovi processi lavorativi o le differenze culturali possono rendere difficile l’inserimento. È quindi importante disporre di referenti chiari, aspettative realistiche e un inserimento graduale nella quotidianità lavorativa.
Particolarmente interessante per le aziende che offrono formazione è il cosiddetto «pre-apprendistato di integrazione» (INVOL). Il programma, della durata di un anno, migliora l’integrazione professionale dei rifugiati e degli immigrati senza qualifica professionale. L’attenzione è rivolta alla promozione linguistica, alle competenze scolastiche di base e alle prime esperienze pratiche in azienda.
Esperienze anziché pregiudizi
Gli enti specializzati raccomandano alle aziende di rendere l’inserimento il più semplice possibile. I periodi di prova o i tirocini consentono alle aziende di conoscere i potenziali collaboratori nella quotidianità lavorativa e di valutare le loro capacità in modo pratico. Allo stesso tempo, i rifugiati ottengono una panoramica dei requisiti e dei processi della vita lavorativa quotidiana.
La piattaforma nazionale per l’impiego «Path2Work» offre, tra l’altro, un sostegno in tal senso. Qui vengono registrati i profili dei rifugiati, che vengono poi abbinati alle offerte di lavoro disponibili, e le aziende ricevono ulteriore supporto per questioni relative al reclutamento, all’inserimento o ai programmi più adatti.
Coinvolgere maggiormente i rifugiati nel processo di reclutamento non significa correre rischi, ma riconoscere in modo più consapevole il potenziale esistente. Rimangono fondamentali aspettative realistiche, un buon accompagnamento durante il periodo di inserimento e la disponibilità a valutare anche percorsi non convenzionali.
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