Anche i giovani «soldati» svizzeri si dedicano ai furti
Non passa quasi una settimana senza che notizie preoccupanti relative a furti con scasso nei garage scuotano il settore automobilistico nazionale. A partire dal 2025, in tutta la Svizzera si è registrato un massiccio aumento dei furti con scasso nelle officine e dei furti di veicoli di lusso di alto valore.
I criminali agiscono senza scrupoli. Come spiega l’Ufficio federale di polizia Fedpol all’UPSA, il fenomeno non si limita esclusivamente alle automobili: ne fanno parte anche i furti con scasso nei negozi di armi e in alcune gioiellerie, nonché i violenti «homejacking» ai danni di privati. Tuttavia, per il settore auto la situazione è particolarmente grave.
Le tracce di questi reati conducono le autorità investigative principalmente nel Paese confinante a ovest. I reati vengono attribuiti prevalentemente a gruppi criminali provenienti dalla Francia. Ciò è indicato, tra l’altro, dal fatto che i veicoli e le armi sottratti in Svizzera vengono trasferiti in Francia con la massima rapidità.
Le armi rubate vengono lì impiegate in brevissimo tempo in scontri violenti tra bande rivali. I risultati delle indagini in corso dimostrano chiaramente che questi gruppi francesi hanno acquisito negli ultimi anni una notevole forza d’impatto. Non solo agiscono in modo sempre più incline alla violenza e pronto ad assumersi rischi, ma anche con una professionalità inquietante.
Particolarmente evidente è la scelta di metodi moderni da parte delle bande. Secondo Fedpol, i gruppi francesi ricorrono sempre più spesso al cosiddetto CaaS – ovvero «Crime-as-a-Service» (criminalità come servizio). Questo principio funziona come un mercato dei servizi criminali: i reati non vengono più necessariamente commessi dai mandanti stessi, ma vengono specificatamente esternalizzati. A tal fine, minori e giovani adulti vengono reclutati tramite social media come Snapchat o TikTok per compiere concretamente i furti con scasso. I reclutatori utilizzano in modo mirato il linguaggio giovanile, emoji colorate e meme per conquistare la fiducia dei giovani e abbassare drasticamente la loro soglia di inibizione.
In cambio di somme allettanti che vanno da 500 a ben oltre 10'000 euro, questi adolescenti e giovani adulti vengono coinvolti in reati gravi, spesso organizzati ed eseguiti in modo completamente transnazionale. I cosiddetti «soldati» non hanno solitamente alcun contatto diretto con i propri veri committenti.
Attualmente, le somme di denaro offerte sui social media sono in costante aumento. Di conseguenza, cresce anche il rischio che vengano commissionati reati sempre più gravi con collegamenti alla Svizzera. Già all’inizio del 2026, Fedpol aveva segnalato che anche i giovani svizzeri potrebbero essere sempre più spesso coinvolti in tali tentativi di reclutamento; nel frattempo, sono stati registrati casi concreti, tra l’altro nei Cantoni di San Gallo e Zurigo.
Per contrastare questo fenomeno dilagante, è stata istituita a livello internazionale presso Europol la task force «Grimm». Sebbene la Confederazione non sia attualmente membro ufficiale di tale task force, intrattiene uno stretto e diretto scambio con le autorità partner svedesi che originariamente la guidavano. Le informazioni raccolte dalla task force «Grimm» illustrano in dettaglio come il fenomeno CaaS sia strutturato nella pratica e come avvenga la divisione dei compiti tra gli autori dei reati.
Al vertice della rete si trovano le persone che commissionano in modo mirato i reati e li finanziano. Seguono i reclutatori, che reclutano potenziali «soldati» tramite i social media e spesso scambiano ulteriori dettagli operativi tramite servizi di messaggistica crittografati.
Nei casi di ambito nazionale, il reclutamento avviene solitamente tramite Snapchat, mentre su TikTok e Telegram circolano i relativi video promozionali. Infine, i responsabili della logistica garantiscono che siano disponibili i mezzi necessari per il reato – quali veicoli per la fuga, attrezzi, contatti o contanti.
L’esecuzione del reato sul posto spetta infine ai soldati reclutati – per lo più minorenni inesperti o giovani adulti che agiscono senza alcun legame diretto con un’organizzazione criminale. I soldati impiegati in Svizzera sono quasi esclusivamente di sesso maschile, sebbene vi siano anche casi isolati di partecipazione femminile al reato, come precisa ulteriormente la Fedpol.
I giovani inesperti vengono di norma obbligati a riprendersi mentre compiono il reato all’interno dell’officina. Questo materiale video serve ai criminali, da un lato, come materiale propagandistico per ulteriori reclutamenti; dall’altro, può essere utilizzato per ricattare i giovani e costringerli a commettere ulteriori reati. Se i giovani non riescono a portare a termine con successo l’incarico – ad esempio perché vengono arrestati dalla polizia –, rischiano pesanti ritorsioni da parte dei reclutatori.
I casi finora registrati con riferimento alla Svizzera dimostrano chiaramente che, nel fenomeno del «Crime-as-a-Service», diversi fattori sociali facilitano il reclutamento. Tra questi figurano un basso livello di istruzione, la povertà e la mancanza di opportunità sul mercato del lavoro, ad esempio in alcune periferie francesi. A ciò si aggiungono le insicurezze identitarie derivanti dal costante confronto sui social media, dove altri si vantano di auto costose, articoli di lusso e grandi quantità di denaro, nonché la ricerca di appartenenza a un gruppo criminale e la sensazione illusoria di autorealizzazione e costruzione dell’identità.
Le dimensioni del problema non sono affatto astratte, ma possono essere chiaramente quantificate. Per i reati commessi nel nostro Paese, dal 2025 alla fine di luglio sono già stati identificati almeno 450 soldati reclutati, di cui almeno 10 giovani svizzeri, come comunica inoltre l’Ufficio federale di polizia. L’età media di questi oltre 450 soldati reclutati è di appena 21 anni – nel caso più recente noto, l’autore del reato aveva solo 14 anni. Inoltre, alcuni dei soldati identificati sono già noti alle forze dell’ordine.
Da gennaio 2026, in Svizzera si possono attribuire direttamente al fenomeno CaaS circa 300-350 casi (dati aggiornati a fine luglio 2026). La netta maggioranza di questi casi riguarda furti con scasso e tentativi di furto con scasso in concessionarie automobilistiche, nonché i furti di auto nuove e di veicoli dei clienti ad essi collegati. Inoltre, anche singoli furti con scasso in gioiellerie o rapine sono collegati al fenomeno CaaS. I dati lo dimostrano chiaramente: il settore auto è particolarmente nel mirino di queste attività criminali.
Al fine di contrastare in modo efficace e a lungo termine le attività criminali dei gruppi francesi e la strategia ad esse associata denominata «Crime-as-a-Service», la Confederazione e i Cantoni hanno istituito una task force operativa nazionale nell’ambito dell’Associazione dei capi di polizia giudiziaria dei Cantoni svizzeri. La direzione generale è ufficialmente affidata, dall’inizio di maggio, al Fedpol e alla Polizia cantonale di Zurigo. Anche la direzione operativa è assicurata congiuntamente dal Fedpol e dalla Polizia cantonale di Zurigo. L’attenzione è rivolta in particolare all’identificazione, allo smantellamento e alla repressione delle strutture criminali che ne sono all’origine.
A tal fine, le autorità fanno affidamento su un’ampia alleanza: Oltre alla Polizia cantonale di Zurigo, partecipano attualmente a questa potente task force l’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza delle frontiere, le Polizie cantonali di San Gallo, Neuchâtel, Argovia, Svitto, Vaud e Berna. Per i gestori di officine e i concessionari automobilistici del nostro Paese, la vigilanza rimane quindi la priorità assoluta.
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(Fonte: Polizia cantonale di Berna)